Lo spettacolo

Emanuele Giglio

L’Achilleide di Emanuele Giglio è un’opera ispirata all’omonimo poema epico incompiuto di Stazio, poeta napoletano del I sec. d.C. troppo dimenticato nel nostro secolo ma fondamentale nel Medioevo per giustificare tanto riverito spazio che Dante Alighieri gli riserva nella Divina Commedia, con aggiunti alcuni versi tratti dall’Achille in Sciro di Pietro Metastasio, poeta grazie al quale tutta Europa parlò italiano.

Il racconto trattato dalle due fonti è basato sulla poco nota vicenda del mito di Achille che viene travestito da donna dalla madre apprensiva per farlo scampare alla guerra di Troia, sinonimo e simbolo di tutte le guerre. L’amore sbocciato nell’isola in cui è nascosto non basta a frenare la vacuità di un effimero eroismo che lo porterà ad essere scovato con l’inganno dall’astuto Ulisse. La partenza per la guerra sarà quindi segnata da una sentenza di morte annunciata.

Come scenografia dello spettacolo è stata edificata sul palco del teatro l’Ara Pacis di Tor di Nona, un’opera di grandi dimensioni costruita con innumerevoli antiche e vecchie bambole recuperate e ingessate nell’allegoria dell’infanzia negata a creature innocenti.

Emanuele Giglio restituisce alla parola, oltre al suo potere narrativo, tutta la suggestione evocativa fondendo quel fenomeno della sua voce-orchestra con tutto il patrimonio musicale dell’opera lirica, gloria e vanto nazionale, mescolando in una scelta antologica tutte le più belle arie, preludi e cori di quattro secoli di melodramma italiano.

L’attore-artifex, da solo nell’esecuzione, intende restituire alla poesia l’ormai perduta lirica originaria, concentrando quella spinta verticale (matrice di tutta la sua ricerca teatrale) in cui il verso si rende pura vertigine sonora atta a fare del nuovo teatro italiano un linguaggio universale, superando una volta per tutte la Babele delle lingue.