La scenografia

ARA PACIS DI TOR DI NONA
Un'opera di Emanuele Giglio, Monica Griffa e Monica Amitrano

  • Foto di Monica Griffa
  • Foto di Giovanni Altieri
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Traendo spunto dalla ricorrenza del bimillenario della costruzione dell'Ara Pacis Augustea, Emanuele Giglio in collaborazione con Monica Griffa e Monica Amitrano, hanno realizzato un'opera plastica di forte impatto visivo con l'intento di ri-proporre un altare della Pace odierno, denso di speranza e di “resurrezione” dal male che dai tempi di Augusto ha permeato l'azione dell'Uomo fino a raggiungere  culmini osceni nel secolo scorso che ancora si propagano nell'oggi.

L'Ara Pacis di Tor di Nona costituita da bambole devastate, cartoni e giornali densi di attualità, parte nella sua costruzione quasi come una finestra che raccoglie gli scarti della società, i suoi orrori quotidiani e idealmente le macerie delle tante guerre che imperlano di dolore il pianeta, per poi elevarle attraverso l'Amore, la cura, la dedizione, a speranza di pace, a bellezza risorta, a preghiera gioiosa in nome della vita.

La lavorazione, partita nel giugno 2014 non è stata scevra dall'influenza di un più specifico quadro romano che ha visto lo spegnersi inesorabile di numerose botteghe di arte ed artigianato in favore di out-let e fast-food che stanno scempiando il cuore della Capitale. Per via di Tor di Nona, ultimo baluardo di maestranze artistiche, “er core der core de Roma”, un altare della Pace, una richiesta d'intercessione a favore della salvaguardia del bello, del vero, del talento che contraddistingue da sempre il popolo italiano, è un atto doveroso, un atto che potremmo definire da “partigiani dell'arte tutta” in un momento di appiattimento culturale ed artistico che spoglia il nostro Stivale ed in primis Roma della sua magnificenza creativa.

Nel Teatro del Centro, segno vivo di questa realtà, l'Ara Pacis di Tor di Nona vuole simboleggiare il Testimone che ci è stato consegnato dagli artisti che hanno vissuto e lavorato qui: da Michelangelo, Caravaggio, Mozart, Metastasio, Rossini a Gian Maria Volonté, Carmelo Bene, Mariangela Melato solo per citarne alcuni, il Testimone di un'artigianalità che ha dato vita ad opere immortali di cui noi siamo tenuti a portare continuità di fronte all'umanità tutta. Questo fa Emanuele Giglio che a dispetto delle mode imposte, si consuma nella ricerca del bello e del modo in cui perpetrarlo e comunicarlo alle nuove generazioni e questo attraverso la sua artigianalità ossia l'arte teatrale e la ricerca espressiva che essa implica per raggiungere lo spirito dell'Uomo.

L'Ara Pacis di Tor di Nona è scenografia del Poema di Pace Achilleide che Emanuele Giglio declama e divulga con medesimo scopo: la coscienza del nostro patrimonio artistico ed il deciso “no a tutte le guerre”, un'opera unica nel genere, che attraversa con leggiadria 400 anni di Opera Lirica Italiana intessendola con il mito, gli autori Italiani che l'hanno affrontato nei secoli e la personale riversificazione e riscrittura di Giglio secondo la musicalità del verso per (citando le sue parole) “...superare una volta per tutte la Babele delle lingue.